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Legislazione

Negli ultimi dieci anni le istituzioni nazionali e internazionali hanno sostenuto la prevenzione oncologica basata sulla diagnosi precoce e, in particolare, l’attivazione di programmi di screening. Si tratta sia di documenti strategici, sia di indicazioni organizzative e pratiche che manifestano una volontà condivisa.

In ordine cronologico, la normativa italiana di riferimento è la seguente:

  • Il Piano Sanitario 1998-2000, che ha posto particolare attenzione alla prevenzione dei tumori. Nell’ambito del secondo obiettivo “Contrastare le principali patologie”, individuava la diagnosi precoce tra gli interventi da promuovere in ambito oncologico ed estendeva gli screening a tutto il territorio nazionale.
  • L’Accordo Stato-Regioni dell’8 marzo 2001 sulle linee guida riguardanti la prevenzione, la diagnosi e l’assistenza in oncologia conteneva molte indicazioni per l’esecuzione degli screening di popolazione (obiettivo specifico intermedio n. 3).
  • La Legge finanziaria 2001, che ha previsto come esenti dal ticket le indagini di diagnosi precoce. L’art. 85 (punto 4) ha definito come esenti da ticket la mammografia (ogni due anni, per le donne tra 45 e 69 anni), l’esame citologico cervico-vaginale (ogni tre anni, per le donne tra 25 e 65 anni) e la colonscopia (ogni cinque anni, per la popolazione di età superiore a 45 anni e per la popolazione a rischio, individuata secondo i criteri determinati da un decreto del ministero della Sanità).
  • Il Piano sanitario nazionale 2003-2005, nel capitolo relativo alla promozione della salute (cap. 3.2.2, “I tumori”), prevedeva l’offerta di test di screening di provata efficacia (Pap test, mammografia, ricerca del sangue occulto nelle feci) alle persone sane.
  • Nel 2003, il Consiglio dell’Unione Europea ha raccomandato agli Stati membri l’attuazione dei programmi di screening per il cancro della mammella, della cervice uterina e del colon- retto: Raccomandazione del 2 dicembre 2003 del Consiglio dell’Unione Europea.
  • L’Intesa Stato-Regioni del 29 luglio 2004, contenente il Piano nazionale della prevenzione attiva 2004-2006, ha individuato tra le aree di intervento anche gli screening raccomandati (cap. 3.3). 
  • la Legge 138 del 2004, attraverso l’art. 2 bis, ha impegnato il Paese a colmare gli squilibri dell’offerta degli screening tra le diverse Regioni e ad attivare lo screening per il cancro del colon retto, destinando ulteriori 52 milioni di euro a questi obiettivi.
  • Il Decreto ministeriale del 3 novembre 2004 ha istituito tre gruppi di lavoro per il Piano per lo Screening del Cancro del Seno, della Cervice Uterina e del Colon-retto, che individua obiettivi, fasi operative, monitoraggio e risorse per l’applicazione della Legge 138.
  • Il Piano per lo Screening del Cancro del Seno, della Cervice Uterina e del Colon-retto 2004-2006, approvato d’intesa con le Regioni con il Decreto ministeriale del 2 dicembre 2004, ha individuato i criteri della ripartizione del finanziamento alle Regioni, che hanno potuto così attrezzare o migliorare la dotazione infrastrutturale dei programmi di screening, che include la capacità e lo staff per la pianificazione, la formazione, i sistemi informativi e la comunicazione alla popolazione. Per accedere a queste risorse, Regioni e Province autonome hanno dovuto presentare dei progetti di attuazione.
  • L’Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005 includeva il Piano nazionale della prevenzione 2005-2007 (15), cui sono vincolati fondi per 440 milioni di euro all’anno e che prevedeva, tra gli altri obiettivi generali, il potenziamento degli screening oncologici (cap. 2.2).
  • Il Decreto ministeriale del 18 ottobre 2005 ha ricostituito i gruppi di lavoro sugli screening oncologici, con il compito di approntare le linee guida sugli screening, aggiornando il provvedimento della Conferenza Stato-Regioni dell’8 marzo 2001.
  • Ne sono derivate le Raccomandazioni per la pianificazione e l’esecuzione degli screening di popolazione per la prevenzione del cancro della mammella, del cancro della cervice uterina e del cancro del colon-retto. Si tratta di indicazioni per l’esecuzione di programmi di screening di popolazione e sono rivolte in particolare a professionisti, manager e pianificatori che partecipano a questi programmi e, in generale, ai cittadini.
  • Il Piano per lo Screening del Cancro del Seno, della Cervice Uterina e del Colon-retto 2007-2009, approvato con il Decreto ministeriale dell'8 giugno 2007, definiva modalità e criteri di realizzazione dei programmi per il superamento delle criticità nelle Regioni meridionali e insulari. Per accedere a queste risorse, Regioni e Province autonome dovevano presentare dei progetti di superamento delle criticità e raggiungere gli obiettivi di qualità ed estensione previsti dal Piano.
  • La necessità di sforzi ulteriori per rapidamente riequilibrare i livelli di performance dei programmi di screening tra le varie regioni italiane ha trovato un ulteriore risposta nella Legge finanziaria 2007 che all’art. 808 prevedeva “per il proseguimento dell’intervento speciale per la diffusione degli screening oncologici (di cui alla legge 26 maggio 2004, n. 138), la spesa di 20 milioni di euro per l’anno 2007 e 18 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, per la concessione da parte del Ministero della Salute di finanziamenti finalizzati alle regioni meridionali ed insulari.”
  • Nella riunione della Conferenza Stato-Regioni del 29 aprile 2010 è stata sottoscritta l'Intesa sul Piano nazionale della prevenzione 2010-2012. Alla completa attuazione del Piano, come già previsto dall’articolo 4 dell’Intesa del 23 marzo 2005, Regioni e Province autonome, per gli anni 2010-2012, hanno destinato 200 milioni di euro, oltre alle risorse previste dagli accordi per la realizzazione degli obiettivi del Piano sanitario nazionale. La somma sarà impiegata per sostenere il raggiungimento degli obiettivi del Piano nazionale della prevenzione 2010-2012, per lo sviluppo dei sistemi di sorveglianza e per l’armonizzazione delle attività di prevenzione negli ambiti territoriali. Il coordinamento dell’attuazione del Pnp è affidato al Ministero della Salute, Direzione generale della prevenzione sanitaria. Le novità sostanziali dell’attuale Piano nazionale della prevenzione sono: impostazione culturale mirata a una azione preventiva sempre più interdisciplinare e intersettoriale; la persona al centro della programmazione, non più i servizi; evidenza alla medicina predittiva e alla prevenzione terziaria; enfasi sulla necessità di un uso sistematico ed efficace dei dati (sorveglianze come strumento di programmazione e valutazione). 
  • Nell'ambito del Pnp 2010-2012, il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto Superiore di Sanità ha accettato di fornire un supporto formativo che miri a facilitare l'elaborazione, la programmazione, la realizzazione e la valutazione dei singoli progetti del Piano regionale di prevenzione a favore delle Regioni che ne facciano richiesta: Supporto al Piano nazionale della prevenzione e alla formazione per responsabili e operatori impegnati nei progetti dei Piani regionali di prevenzione 2009-2011. La realizzazione di un percorso formativo per operatori impegnati nei progetti regionali di prevenzione crea le condizioni per la promozione di una comunità professionale che condivida metodi e procedure non solo per la gestione dei progetti, ma anche per l'analisi dei dati di contesto, l'utilizzazione della “evidence” di supporto alle scelte di strategia dei progetti, la comunicazione dei risultati, la formazione del personale coinvolto nella realizzazione dei progetti. Il progetto, della durata di due anni, intende facilitare la disponibilità di un pool di operatori sanitari, all’interno di una rete anche interregionale per l’elaborazione, la programmazione, la realizzazione e il monitoraggio delle attività di prevenzione identificate nei Piani regionali.
  • Attualmente ogni Regione e Provincia Autonoma ha adattato gli obiettivi e le finalità del Pnp alle proprie realtà locali elaborando il proprio Piano regionale di prevenzione 2010-2012.

TABELLA. Ricognizione delle decisioni regionali sulla campagna vaccinale HPV (aggiornata a dicembre 2010)

Regione

Offerta gratuita attiva (anno in corso)

Offerta gratuita alla coorte di nascita
1996 (recupero)

Altre coorti con offerta gratuita su richiesta (anno in corso)

Il diritto alla gratuità è mantenuto? Se si, fino a che età?
(anni compiuti)

Coorti con pagamento agevolato (anno in corso)

Delibere Regionali

Valle d’Aosta

12 e 16°

Sì, attiva

No

Sì, fino a 16 anni

17-25°

DGR n. 2371 del 31/08/07

Piemonte

12 e 16°

No

No

Sì, fino a 17 anni

No

DGR n. 8-8167 dell'11/02/08

Liguria

12 e 16° (dal 2010)

No

Sì (illimitato nel tempo)

17-25°

DGR n. 54 del 25/01/08

Lombardia

12°

No

No

Sì, fino a 15 anni

13-26° (dal 2010)

DGR n. VIII/006683 del 27/02/08

PA Trento

12°

No

No

No

13-25°

Comunicato n.2336 del 22/08/08

PA Bolzano

12°

Sì, attiva

No

No

13-25°

DGP n.4699 del 28/12/2007

Veneto

12°

Sì, attiva

No

Sì, fino a 25 anni

14-25°

DGR n.411 del 26/02/08

Friuli Venezia Giulia

12 e 15°

No

No

Sì, fino a 17 anni

16-17°

DGR n.856 del 15/05/08

Emilia Romagna

12°

No

Sì, fino a 18 anni

13-25°

DGR n. 236 25/02/2008
DGR n. GPG/2010/1746 13/12/2010

Toscana

12 e 16° (dal 2009)

13-14-15°

Sì, fino a 16 anni

No

DGR n.1020 del 27/12/07
DGR n. 856 del 27/10/08

Marche

12 e 18° (dal 2009)*

13-17°

Sì, fino a 25 anni

18-26°

DGR n.433 del 26/03/08
DGR 1226/09

Umbria

12°

No

13–17°

DGR n.84 del 04/02/08

Lazio

12°

No

No

13–25°

DGR n.133 del 29/02/08
Det. Dirig. n.D3584 del 02/11/2009

Abruzzo

12°

No

No

13-45°

DGR n.1359 del 27/12/07
L.R. n. 26 del 20/11/2009

Molise

12°

Sì, attiva

No

Sì (non specificato)

13–25°

DGR n.368 del 08/04/08

Campania

12°

No

No

Sì fino a 18 anni

No

Nota Reg. n. 317/SP del 29/1/08
Nota Reg.  n.1463/SP del 12/5/08

Basilicata

12,15,18,25°

Si, attiva

No

Sì, per 1 anno

Classi intermedie

DGR n.838 dell'11/06/07

Puglia

12° e 18° (dal
2010)

No

Sì, fino a 25 anni

13-25°

DGR n.245 del 26/02/2008
Nota Reg. n. 11398 del 22/06/2010

Calabria

12°

No

14-25° (ASP Reggio Calabria)

Nota Reg. del 13/11/07

Sicilia

12°

Sì, attiva

No

Sì, fino a  25 anni

13-25°

Decreto Assessoriale del 29/02/08

Sardegna

12°

Sì dal 2010

No

Sì, fino a 18 anni

13–25°

DGR n.32/12 del 04/06/08
Circ. Regionale del 07/05/10

LEGISLAZIONE SUI DIRITTI DEI MALATI ONCOLOGICI

Lo Stato prevede il riconoscimento di alcuni diritti ed agevolazioni per le persone che si trovino in stato di bisogno, tra questi anche i malati di cancro. Alcuni dei principali diritti delle donne malate di HPV sono:

  • Esenzione totale dal pagamento del ticket per farmaci, visite ed esami appropriati per la cura del tumore, per le eventuali complicanze, per la riabilitazione e per la prevenzione degli ulteriori aggravamenti, stabilita dal Decreto del Ministero della Sanità del 28 maggio 1999, n.329. La domanda di esenzione dal ticket deve essere presentata alla propria Azienda Sanitaria Locale (ASL).
  • Riconoscimento dello stato di invalidità civile (Legge 118/71) (27) e di handicap (Legge 104/1992) per i malati oncologici che si trovino in determinate condizioni economiche e di gravità della malattia. La domanda deve essere presentata – dal malato o da un familiare – alla ASL di zona. Con Legge 80/2006 (art.6) il legislatore ha disposto un iter di accertamento accelerato dell'invalidità civile e dell'handicap (entro 15 giorni), a carico della Commissione medica dell'ASL, in caso di malattia oncologica. Una volta riconosciuto lo stato di invalidità civile, il malato oncologico può richiedere all’INPS la pensione di inabilità e l’assegno di invalidità civile (secondo quanto stabilito dalla Legge 118/71). Inoltre, se a causa della malattia la paziente ha problemi di deambulazione o non è più autonoma nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana (alimentazione, igiene personale, vestizione), può richiedere il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento (Legge 18/1980 e Legge 508/1988; Decreto legislativo 509/1988).
  • Permessi di lavoro, secondo quanto stabilito dalle Leggi 104/1992 e 53/2000 e dai Decreti Legislativi 509/1988 e 151/2001, una volta ottenuto il riconoscimento dello stato di invalidità o di “handicap in situazione di gravità”, la malata può usufruire di permessi lavorativi per curarsi e la stessa facoltà è concessa anche al familiare che la assiste. L’art. 33 della L. 104/1992 fissa i limiti di permesso retribuito come segue: per il lavoratore con disabilità 2 ore giornaliere o 3 giorni mensili; per il familiare, 3 giorni mensili (fino a 30 giorni per invalidità superiore al 50%). Tali permessi si sommano ai giorni di malattia previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro applicato alla categoria lavorativa e vanno richiesti direttamente al datore di lavoro.
  • Riduzione del rapporto di lavoro a tempo parziale (art. 12 del Decreto n.61/2000) per i lavoratori dipendenti a tempo pieno e con una ridotta capacità lavorativa anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, ottenuto l’accertamento delle loro condizioni di salute da parte dalla Commissione medicolegale della ASL, con riduzione proporzionale dello stipendio, conservando il diritto al posto di lavoro e a ritornare a orario e stipendio pieni.
  • Contrassegno di libera circolazione e di sosta, rilasciato dal Comune di residenza, che consente: il libero transito nelle zone a traffico limitato e nelle zone pedonali; la sosta nei parcheggi riservati ai disabili o, in mancanza di questi, la sosta gratuita nei parcheggi a pagamento.
 
 
 
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