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Politica nazionale

Il tumore del collo dell’utero colpisce più di 3.000 donne all’anno, solo in Italia. In Europa è la seconda causa di morte per tumore nelle giovani donne, dai 15 ai 44 anni, e mostra un’incidenza massima nelle donne tra i 45 e i 50 anni. Ogni anno il tumore del collo dell’utero causa circa 300.000 vittime nel mondo, di cui 15.000 in Europa e 1.500 in Italia. In Italia esistono programmi di prevenzione primaria e secondaria per combattere questo carcinoma causato da alcuni tipi di Papillomavirus (HPV, Human Papillomavirus). 

La prevenzione primaria: la vaccinazione

Il vaccino contro l’HPV rappresenta il primo sforzo importante nella prevenzione del tumore della cervice uterina. L’Italia è stato il primo Paese europeo a pianificare una strategia di vaccinazioni pubblica contro il virus HPV. Alla luce delle evidenze scientifiche e delle indicazioni sovranazionali (WHO, UE), il Consiglio Superiore di Sanità (CSS) l’11 gennaio 2007 ha dato parere favorevole per la somministrazione gratuita del vaccino alle ragazze nel dodicesimo anno di età, prevedendo inoltre la possibilità di un’estensione dell’offerta anche alla coorte oggetto di chiamata attiva per l’esecuzione dello screening (25 o 26 anni), e ancora, qualora le risorse disponibili lo avessero reso possibile, ad una terza coorte, da individuare tra le due età sopra indicate.

È stata scelta l’età di 11 anni compiuti, in quanto questa età è compresa nella finestra di massima risposta immunogenica al vaccino (9-13 anni), ma anche per la concomitanza con altre vaccinazioni, il che può aumentare l’adesione alla proposta vaccinale. Inoltre è altamente probabile che non sia iniziata l’attività sessuale con il rischio di acquisizione del virus, e che non vi sia rischio di gravidanza in atto. Oltre a garantire la massima efficacia vaccinale, la scelta di questa età permette di rivolgersi a ragazze che frequentano ancora la scuola dell’obbligo facilitando l’offerta attiva anche a gruppi a rischio di deprivazione sociale, di sfruttare le occasioni di contatto con le strutture vaccinali degli adolescenti, già target di altri interventi vaccinali, e di facilitare la comunicazione con le famiglie, importante specialmente per programmi relativi a tematiche sensibili quali le malattie a trasmissione sessuale.

La campagna per la vaccinazione anti-HPV è stata iniziata in tutte le Regioni entro la fine del 2008. Rispetto alla modalità di offerta della vaccinazione, tutte le Regioni e Province Autonome prevedono l’offerta attiva e gratuita per le dodicenni (coorte di nascita del 1997 nel 2008), per cui il vaccino è stato inserito nella fascia H del Prontuario Farmaceutico nazionale. Quattro Regioni (Valle D’Aosta, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Toscana) offrono il vaccino gratuitamente e attivamente ad una seconda coorte di età compresa tra il 15° e 16° anno e la Basilicata alle coorti delle 12enni, 15enni, 18enni e 25enni. Il recupero delle tredicenni (coorte di nascita del 1996 nel 2008) con offerta vaccinale gratuita è stato previsto in 14 Regioni, in 4 delle quali il vaccino viene proposto attivamente a questa coorte (allegato Tabella Regionale).

Quasi tutte le Regioni (17/21) prevedono il pagamento agevolato del vaccino per altre fasce d’età, fuori dal target dell’offerta attiva e gratuita, la cui rimborsabilità è garantita dalla Determinazione del 28 febbraio 2007 dell’Agenzia Italiana del Farmaco,  autorizzata con procedura centralizzata europea dalla Commissione europea.

Lo stato dei programmi di vaccinazione è monitorato dall’Istituto Superiore della Sanità (ISS), in collaborazione con le autorità sanitarie di Regioni e Province Autonome. Le adolescenti nate nel 1997 sono la prima coorte di nascita a ricevere l’offerta sistematica di vaccinazione in tutte le regioni italiane. Le coperture vaccinali disponibili non sono ancora definitive ma è possibile tracciare un primo bilancio, della proporzione di vaccinate con le tre dosi che costituiscono l’intero ciclo vaccinale HPV.  Il 59% ha completato la terza dose di vaccino contro HPV.  Esiste una variabilità regionale con punte dell’80% in Basilicata (in cui la vaccinazione è stata avviata prima) e coperture ancora basse (27%) nella Provincia Autonoma di Bolzano.

La prevenzione secondaria: lo screening

Il test impiegato per lo screening del tumore della cervice uterina è il Pap test. Lo screening cervicale contribuisce a ridurre non solo la mortalità, ma anche l’incidenza della neoplasia invasiva. In Italia, i programmi di screening cervicale, attivati o in via di attuazione in gran parte delle Regioni, prevedono l’esecuzione di un Pap test ogni tre anni nelle donne tra i 25 e i 64 anni. L’obiettivo di un programma di screening cervicale è far eseguire uno o più Pap test ogni 3 anni ad almeno l’85% della popolazione obiettivo.

I 116 programmi organizzati di screening cervicale attivi in Italia nel 2005 avevano una popolazione obiettivo pari al 66,7% della popolazione femminile tra 25 e 64 anni: un aumento di 3,1 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente. L’incremento si è verificato quasi totalmente al Centro, dove si è passati da 82,6% a 91,2%, quindi a un’attivazione praticamente totale. La crescita è stata invece limitata al Nord e quasi nulla nel Sud e nelle isole, che restano al 50,2%.

 
 
 
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