Aurora-Project.eu

Banner testa

Seguici su Facebook

Screening

Lo screening organizzato per il cervicocarcinoma è raccomandato in Italia dal 1996.

Il programma prevede inviti personali alle donne di età compresa tra 25 e 64 anni per l’esecuzione di un pap-test ogni tre anni congiuntamente alla presenza di un sistema di monitoraggio ed attività di quality assurance per ogni fase del programma.

In questi anni sono stati fatti enormi progressi in termini organizzativi e di risultati.

Soprattutto negli ultimi anni è stato dato un forte impulso per cercare di ridurre il forte divario presente tra le diverse regioni, ed anche nell’ambito delle stesse regioni in cui si possono riscontrare realtà diverse con distribuzione a macchia di leopardo.

I dati più recenti sull’andamento dello screening organizzato per il cervicocarcinoma, che ricordiamo, è inserito nei LEA,  sono contenuti nell’8° report dell’Osservatorio nazionale screening e si riferiscono all’anno 2008.

Per la lettura dei dati occorre intendersi su alcuni termini in uso.

Per “programma” di screening si intende un’entità organizzativa unitaria, che provvede all’esecuzione dei vari passi dello screening, dall’invito fino all’esecuzione  di test di secondo livello e al trattamento, coordinando tali attività.

La popolazione obiettivo è di fatto calcolata sulla base delle donne residenti in Italia di età compresa tra 25 e 64 anni da osservare ogni tre anni. In Italia i programmi di screening attivi sono 120 e interessano il 78,4% della popolazione femminile di 25-64 anni con un aumento di 6,7 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente, grazie soprattutto all’estensione ed attivazione di nuovi programmi al Centro e al Sud (Tabella 1).

tabella 1.

Una volta definita la popolazione obiettivo in cui sono operanti i programmi di screening vanno considerate quante delle donne vengono effettivamente invitate. Ovviamente ogni anno andrebbe invitato un terzo della popolazione obiettivo afferente all’area in cui è attivo il programma di screening, quindi circa il 33.3% (Tabella 2).

tabella 2.

 

L’obiettivo ultimo di un programma di screening però è effettuare il test di screening sulle donne, quindi il parametro più importante dal punto di vista clinico e del raggiungimento dell’obiettivo è l’aderenza all’invito cioè quante donne invitate nelle aree dove sono attivi i programmi di screening effettivamente si presentano ed effettuano l’esame.

Il valore di compliance all’invito è sostanzialmente comparabile a quello dell’anno precedente (Tabella 3).

tabella 3.

Nell’ambito delle diverse regioni Italiane si apprezzano differenze molto evidenti. Il Nord ha una buona copertura della popolazione obiettivo se si escludono due regioni in cui il programma di screening non è partito o comunque viaggia su numeri molto ridotti. Al Sud quasi tutte le Regioni si sono attivate in ritardo e devono ancora recuperare il gap in termini numerici.

figura 1.

Per quanto riguarda la percentuale di donne invitate al Nord si raggiunge una percentuale del 29.5% appena superiore a quella dell’anno precedente, al Centro il 26.5% (appena inferiore all’anno precedente), mentre per Sud e Isole il valore si attesta su 19.8% nel 2008, mentre era 21.3% l’anno precedente. Il dato relativo al Sud Italia evidenzia realtà in cui il numero di inviti è molto più basso di quello necessario a richiamare regolarmente l’intera popolazione residente obiettivo nell’intervallo triennale stabilito.

Infine per quanto riguarda la compliance si osserva un evidente gradiente tra Nord (47,7%),

Centro (40,2%) e Sud/Isole (27,7%) come già negli anni precedenti, probabilmente a causa di un problema di percezione dei programmi di screening da parte delle donne.

La compliance è stata superiore al 50% in Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Umbria ed Emilia-Romagna.

figura 2.

Nella valutazione della compliance va tenuto presente che le modalità di integrazione tra inviti ed attività spontanea cambiano da un programma all’altro: alcuni invitano tutte le donne della popolazione obiettivo indipendentemente dalla storia di screening, mentre altri invitano solo quelle non coperte spontaneamente.

Il  GISCi – Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma ha condotto censimenti sull’attivazione dei programmi organizzati e survey per raccogliere in modo standardizzato dati per il monitoraggio della qualità dello screening. Partendo da questi dati è stato possibile elaborare statistiche e valutare indicatori di processo (in accordo con quanto richiesto dalle linee guida europee). Tra gli indicatori ci sono:

  • l’indicazione a ripetere la citologia
  • la compliance a tale indicazione
  • la percentuale di donne inviate in colposcopia (referral rate)
  • la compliance a tale indicazione
  • il valore predittivo positivo (VPP) calcolato come proporzione di donne in cui è stata trovata

una lesione intraepiteliale CIN 2 o più grave, confermata istologicamente, tra quelle che hanno fatto una colposcopia per una citologia ASCUS o più grave.

  • detection rate grezzo
  • detection rate standardizzato sulla popolazione italiana

Complessivamente gli indicatori suggeriscono che la maggior parte dei programmi attivi da molti anni hanno raggiunto una buona qualità, mentre i programmi di recente attivazione hanno bisogno di un forte supporto per migliorare la qualità.

Una particolare riflessione richiedono i valori di bassa compliance agli approfondimenti diagnostici che possono rendere di fatto inutile l’intera organizzazione del programma di screening.

L’introduzione dei programmi di vaccinazione contro i tipi 16 e 18 di HPV per le adolescenti di 12 anni (e in alcune Regioni anche per alcune coorti di età maggiore) per la prevenzione del cancro del collo dell’utero e lo sviluppo di nuove tecnologie diagnostiche  comporteranno nei prossimi anni delle modifiche degli screening cervicali, ma nel contempo renderanno sempre più necessari protocolli di implementazione, sistemi di quality assurance, database computerizzati ed indicatori di processo.

 
 
 
Banner Piede